Il femminismo risolutivo di Virginia Woolf

Sfido ognuno di voi a dirmi che, almeno una volta nella vita, non avete sentito parlare di Virginia Woolf. Molti di voi avranno pure avuto l’occasione di averla studiata, magari a scuola, o di aver letto almeno uno dei suoi libri. Sappiamo tutti chi è, bene o male. La Woolf, vissuta a cavallo tra il XIX e il XX secolo, è stata una scrittrice britannica, forse una delle più conosciute ed ammirate, o addirittura LA più conosciuta ed ammirata. Nel 1912 sposò Leonard Woolf, scrittore pure lui, ed insieme fondarono la casa editrice londinese Hogarth Press. La scrittrice fu inoltre membro del Bloomsbury Group, famoso gruppo di intellettuali e scrittori. Ciò che la caratterizza di più, forse, è il suo impegno nella lotta per la parità di diritti tra i sessi.
Nel 1929 viene pubblicato “Una stanza tutta per sé”, saggio dedicato appunto al divario fra l’essere uomo e l’essere donna. Recentemente ho avuto l’occasione di leggere questo libro e me ne sono innamorata subito. Non so come abbia fatto, ma Virginia Woolf scriveva di storie e di realtà a lei contemporanee, o appena passate, con un’ottica del XXI secolo. “D’altronde, fra cent’anni [..] le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti i lavori che finora sono stati loro negati”. Queste sono parole della scrittrice. E non sono parole di speranza, sono certezze. Un secolo fa, lei era già sicura che questo cambiamento sarebbe avvenuto, che la donna avrebbe cambiato la propria situazione, che si sarebbe fatta strada nella vita. Ed aveva ragione. Ogni giorno vediamo sempre più donne che compiono lavori cosiddetti “maschili”. Ma non mi piace usare queste parola. Un lavoro è un lavoro, serve ad esprimere la propria personalità, e non può essere definito maschile o femminile, perché nessuno, e sottolineo nessuno, può o deve decidere come ci sentiamo, chi siamo.
Il libro ruota intorno all’ambito universitario, alle poche possibilità di un istruzione concessa alle donne. Ma la scrittrice non punta il dito contro nessuno in realtà. Anzi, forse lo punta contro tutti. E’ vero, colpevolizza il maschilismo che ha dominato/sta ancora dominando la società, ma allo stesso tempo non risparmia nemmeno la donna dalla sua “critica”. Vi è infatti più di un riferimento all’impossibilità delle donne di riuscire ad ottenere un posto nella società, perché troppo impegnate ad occuparsi di bambini e attività domestiche. Nessuna delle grandi scrittrici aveva figli, sottolinea. E’ un pensiero un po’ azzardato, un po’ estremista, ma è comunque un pensiero del secolo scorso, frutto ancora di un dominio maschile.
Quello che però la Woolf vuole intendere è un rapporto reciproco tra uomo e donna, un rapporto androgino, fondamentale per la pacifica e felice convivenza nel mondo.
Il saggio si conclude, infine, proprio con la consapevolezza che, se si lavora insieme e duramente, allora si potrà arrivare ad un modo paritario, e ne varrà sicuramente la pena.
E di certo ne è valsa la pena leggere questo libro. Un libro che dovrebbero leggere tutti, di qualsiasi sesso e di qualsiasi età. E’ un saggio che apre gli occhi, che fa riflettere. E’ un libro a metà, nel senso che prende i due diversi punti di vista e ne fa della loro unione il punto fondamentale del vivere bene.

F.

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